31
MAR
2016

Ulivi, è la Xylella la responsabile dell’epidemia in Salento

Uno studio commissionato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare evidenza la stretta correlazione fra il batterio e la sindrome del disseccamento rapido degli olivi

È la Xylella Fastidiosa la responsabile del fenomeno del disseccamento degli ulivi pugliesi

Lo evidenzia uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) condotto in collaborazione con il Centro di scienze del suolo dell’Università di Bari e l’Istituto Basile Caramia di Locorotondo.

 

L’analisi è stata commissionata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e fornisce un contributo fondamentale alla lotta contro l’epidemia che ha colpito l’olivicoltura salentina.

 

La ricerca sul batterio è stata condotta inoculando il batterio direttamente in alcune varietà di ulivi o usando insetti come vettori. Le piante, ha rivelato l’Efsa, hanno presentato gli stessi sintomi della sindrome del disseccamento rapido degli olivi (CoDiRo) che ha colpito le piante salentine, anche se non tutte le varietà hanno reagito allo stesso modo.

 

Secondo quanto dichiarato da Giuseppe Stancanelli, responsabile dell’Unità salute di piante e animali dell’Efsa, “i risultati dimostrano che è il ceppo di Xylella fastidiosa trovato nel Salento a disseccare gli olivi e “riducono significativamente le incertezze sui rischi della Xylella nell’Unione europea. Nell’ambito del programma di finanziamento comunitario della ricerca Horizon 2020 vi saranno programmi specifici per il controllo di questa malattia”.

 

L’analisi ha evidenziato come con molta probabilità sia la sputacchina, un insetto particolarmente diffuso nel Sud della Puglia, la corresponsabile dell’epidemia che ha colpito il Salento. L’insetto può infatti fungere da vettore per la trasmissione del batterio agli olivi. Una delle varietà meno resistenti al batterio è risultata essere, inoltre, proprio la Cellina di Nardò, una delle più diffuse nel territorio colpito dall’epidemia. Più resistenti, invece, si sono dimostrate Coratina, Leccino e Frantoio.

 

L’analisi non ha riguardato solo gli ulivi. Sono state infettate, infatti, nel corso dell’esperimento – durato più di 12 mesi – anche oleandro, mirto, pompelmo, arancio, mandarino, leccio e vite. Quest’ultima, insieme agli agrumi, hanno confermato una forte resistenza alla Xylella.

 

Fonte: Osservatorio Fieragricola