25
MAR
2016

Zootecnia

La carne italiana? Più sostenibile che nel resto del mondo

I dati diffusi da Assocarni, Assica e Unaitalia rivelano come la zootecnia italiana impieghi il 25 per cento in meno delle risorse idriche rispetto alla media mondiale

Una bistecca italiana costa, in termini di risorse idriche impiegate, il 25 per cento in meno rispetto alla media del resto del mondo. L’87 per cento dell’acqua utilizzata dall’intero settore delle carni è rinnovabile. Si tratta di acqua piovana, che fa parte del ciclo naturale. Solo il 13 per cento, dunque, viene effettivamente consumato. Insomma, quella italiana è una zootecnia a impatto ridotto. I dati di consumo delle risorse idriche nel settore della produzione delle carni sono stati diffusi dalle principali associazioni di categoria del settore: Assocarni, Assica, Unaitalia.

 

Il water footprint

“Carni sostenibili”, questo il nome sostenuto dalle tre associazioni, ha dunque fatto il punto sull’impronta idrica, o water footprint, della zootecnia italiana. Si tratta di un valore, espresso in litri d’acqua per chilo di prodotto, che considera la quantità d’acqua contenuta in un alimento più quella che serve per produrlo. Nell’analisi della impronta idrica si differenzia l’acqua blu (corsi d’acqua e falde), l’acqua verde (quella piovana) e acqua grigia (che serve depurare gli scarichi).

 

Le performance italiane

Ebbene, il water footprint della zootecnia italiana, secondo quanto diffuso, si attesta a 11.500 litri di acqua per ogni chilo di carne, contro una media mondiale di 15.415. Di questa quantità di acqua, solo 1.495 litri vengono effettivamente consumati, ossia sono blue water, la restante parte è costituita da green water. “La quantità settimanale di carne bovina consigliata dai nutrizionisti nella dieta mediterranea (2 porzioni da 70-100 g.) comporta – si legge nella nota diffusa da “Carni sostenibili” – un consumo effettivo di circa 300 litri alla settimana”.

 

Una corretta gestione

I motivi di queste buone performance ambientali sono, secondo Assocarni, Assica e Unaitalia, da addebbitare principalmente al sistema zootecnico italiano, che si basa su un mix di allevamenti estensivi ed intensivi, caratteristica che “permette di ottenere una buona efficienza in termini di risorse impiegate per kg di carne prodotta”. Un altro motivo del ridotto consumo di acqua blu è da ricercare “nell’impiego di tecnologie avanzate di gestione dell’acqua (ad esempio il recupero e la depurazione) e di un suo corretto utilizzo durante la produzione agricola, contribuiscono a renderle più sostenibili”, come ha spiegato Ettore Capri, direttore del Centro di ricerca per lo sviluppo sostenibile (Opera - UCSC).

 

Fonte: Osservatorio Fieragricola

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