29
MAR
2017

associazioni

IL PRESIDENTE AIA, ROBERTO NOCENTINI: «VERSO LA ZOOTECNIA DI PRECISIONE, FRA 10 ANNI AZIENDE PIÙ GRANDI E SPECIALIZZATE, GENOMICA NECESSARIA»

Verso la seconda tappa del roadshow di Fieragricola, in programma ad Agriumbria venerdì 31 marzo

«Se guardiamo a ciò che è accaduto negli ultimi due decenni, possiamo presumere che fra 10 anni si assisterà ancora al fenomeno della concentrazione delle aziende da latte, che saranno più grandi e maggiormente specializzate. Valuteremo nel medio e lungo periodo l’effetto combinato della Brexit e dell’embargo russo, ma sono convinto che in futuro per gli allevatori sarà sempre più necessaria la ricerca genomica, finalizzata a migliorare il benessere animale, la resistenza alle malattie, una maggiore produttività e longevità. Ci aspetta l’ingresso a pieno titolo del Sistema Allevatori nella fase della zootecnia di precisione».

 

Lo ha detto il presidente dell’Associazione italiana allevatori Roberto Nocentini, in un’intervista rilasciata all’Ufficio stampa di Fieragricola alla vigilia della seconda tappa del roadshow di Fieragricola, manifestazione internazionale dedicata all’agricoltura, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018.

 

Il 31 marzo Fieragricola sarà in Umbria

L’appuntamento con il secondo evento dedicato alla presentazione di Fieragricola e di Eurocarne (27ª edizione del Salone delle carni, che si svolgerà a Veronafiere in concomitanza a Fieragricola) è per venerdì 31 marzo ad Agriumbria.

L’incontro con gli espositori, gli operatori e i visitatori professionali sarà alle ore 13:15 nella Sala Europa del Centro Congressi di Umbriafiere, a Bastia Umbra (Perugia).

«Nell’occasione – afferma Luciano Rizzi, Area Manager Agriexpo & Technology di Veronafiereillustreremo le principali novità della 113ª edizione, nell’ambito dei principali settori nei quali si caratterizza la manifestazione, dalla meccanizzazione alla zootecnia, dalla multifunzione alle energie rinnovabili, dai servizi in agricoltura ai mezzi tecnici. Ma sarà anche l’occasione per focalizzare l’attenzione su come Fieragricola intende rispondere alle esigenze del comparto primario, alle prese con sfide epocali sia in chiave produttiva che di valorizzazione delle materie prime su scala mondiale».

 

Qui di seguito l’intervista al presidente dell’Aia, Roberto Nocentini, rilasciata a Fieragricola.

 

Presidente Nocentini, quali saranno i cambiamenti nel settore zootecnico italiano nei prossimi 10 anni?

«Domanda molto difficile: se si pensa anche agli ultimi scenari che si sono configurati in zootecnia, ad esempio nel lattiero caseario, verrebbe da trincerarsi in un poco diplomatico “no comment”! Però – e questo non lo diciamo noi, ma alcuni tra i più autorevoli studiosi ed analisti italiani del settore – fare previsioni di lungo termine (e un decennio, in economia, è periodo abbastanza considerevole) può solo esporre a clamorose smentite, o a brutte figure. Oppure, peggio ancora, potrebbe fornire false aspettative agli allevatori che sono già abbastanza disorientati e “scottati” da vicende quali quelle, solo per fare un esempio, dell’applicazione travagliata del regime delle quote latte. Se però guardiamo a ciò che è accaduto negli ultimi due decenni, possiamo presumere che si assisterà ancora al fenomeno della concentrazione in aziende da latte sempre più grandi e maggiormente specializzate. Quello che andrà ancora valutato, nel medio e lungo periodo, sarà anche l’effetto combinato della cosiddetta “Brexit” e del perdurare dell’embargo russo. Tutto ciò, ovviamente, non vale solo per il lattiero-caseario, ma penso anche ai settori suinicolo e delle carni bovine. Infine, è ancora troppo presto per valutare gli impatti delle politiche commerciali della nuova amministrazione statunitense. Dico questo perché il nostro Paese, essendo sempre in larga parte deficitario per latte e carni, non può ritenersi immune dai mutamenti delle dinamiche internazionali».

 

Ritiene che la zootecnia di montagna sia sufficientemente sostenuta dalle istituzioni?

«Penso di sì, anche perché l’amministrazione statale e quelle regionali si stanno sempre più rendendo conto di quanto i territori più marginali e difficili delle nostre montagne siano in realtà fragili, ma in questi la zootecnia funge da presidio indispensabile e insostituibile per le economie locali. Non a caso, gli ultimi pacchetti di aiuti predisposti lo scorso anno dal Governo centrale riservano adeguate risorse proprio alla zootecnia delle aree montane. Inoltre, vorrei aggiungere, ci aspettiamo che finalmente si venga incontro a quanto come Sistema Allevatori andiamo ripetendo da tempo, e cioè che si valorizzino appieno le potenzialità, anche per la montagna, dell’allevamento nella linea vacca-vitello, una risorsa da non sottovalutare sia per la valenza ambientale sia per il sostegno alla produzione di carni 100% Made in Italy. Le zone montane, infine, sono ricche di quella biodiversità zootecnica che è un vanto dell’Italia, e che grazie ai bandi dedicati ci proponiamo di tutelare e valorizzare».

 

Sul fronte della genetica e delle tecnologie la zootecnia italiana è fra le migliori al mondo. Da alcuni anni l’Aia ha in corso progetti internazionali per sostenere lo sviluppo della zootecnia nei Paesi in via di sviluppo. Come coordinerete l’attività dei servizi internazionali? Quali saranno le nuove frontiere?

«Non si giunge a primeggiare in campo mondiale se non ci si confronta continuamente e si guarda a modelli dai quali trarre insegnamento. Dopo molti anni di attività e progetti all’estero, abbiamo maturato anche noi una certa esperienza e compreso che, in alcuni settori come la genetica, si tratta di operare in mercati assai difficili e competitivi. Aia e Sistema Allevatori intendono proseguire in attività di consulenza, assistenza e cooperazione internazionale con altre realtà zootecniche. Senza tralasciare aspetti di “immagine”, come l’esperienza dello scorso anno a Marbach, in Germania, che è stata una formidabile vetrina per l’allevamento equino italiano. In più, sempre nel 2016 e nella prima parte del 2017, Aia è stata scelta – anche per la sua presenza assidua e capillare nelle principali manifestazioni fieristiche zootecniche, Fieracavalli 2016 e l’imminente edizione di Agriumbria incluse – dall’Unione europea per l’attività di divulgazione sui temi della Pac denominata “Farmer’s 3.0”, che sta riscuotendo notevole interesse, soprattutto tra i giovani».

 

Qual è la situazione nelle aree colpite dal sisma? Qual è il bilancio per la zootecnia e qual è l’appello dell’Associazione italiana allevatori?

«Un quadro preciso della situazione e dell’entità dei danni è purtroppo ancora provvisorio, visto le ripetute emergenze che si sono innestate in un contesto apparso già grave subito dopo le prime violente scosse del 24 agosto 2016. Ricordo nitidamente i primi sopralluoghi “a caldo”, già dal 29 agosto, nelle zone del sisma. Il Sistema Allevatori, in stretto coordinamento con Coldiretti, già da quelle prime drammatiche ore si è attivato con un numero verde per gestire l’emergenza, anche se da subito si è avuta la sensazione che sarebbe stata una corsa contro il tempo in vista delle stagioni autunnale ed invernale. Grazie anche alla diffusa solidarietà tra allevatori siamo riusciti a far avere a quanti ce ne hanno fatto richiesta mungitrici mobili, gruppi elettrogeni, reti elettrificate, mangiatoie per ovini e bovini, fieno e mangimi, oltre che a ricoveri provvisori messi a disposizione soprattutto quando all’emergenza sisma si è sommata anche quella del maltempo, con neve e gelo eccezionali nelle zone del Centro Italia. Noi non abbiamo lanciato particolari appelli, anche perché sapevamo, guardando negli occhi gli allevatori in quelle prime drammatiche ore, che nessuno si sarebbe arreso. La cifra degli allevatori è la concretezza, e con questo spirito ci siamo messi a disposizione delle forze in campo per i soccorsi, dalla Protezione Civile all’Esercito, che tanto hanno fatto e stanno facendo per alleviare i disagi della popolazione e degli agricoltori. Certo, il colpo è stato durissimo, soprattutto per zone che vivono di zootecnia, turismo e attrattività delle produzioni tipiche locali. Se proprio dobbiamo lanciare un messaggio, chiediamo che non ci si dimentichi di chi, in alcuni casi, ha perso tutto e si trova a ripartire da zero».

 

L’allevamento bovino da carne e l’avicoltura non stanno attraversando un periodo positivo. La suinicoltura è uscita a fatica da anni di difficoltà. Per la zootecnia da latte il mercato si preannuncia positivo per il primo semestre 2017, se le produzioni non si impenneranno. Quali suggerimenti dare ai produttori?

«Torno a ripetere quanto detto in principio: ricette miracolose purtroppo non ce ne sono. Quello che però sappiamo, e di cui siamo fermamente convinti, è che il Sistema Allevatori deve continuare a fornire i propri servizi con continuità e professionalità, sapendo che oltre all’assistenza tecnica e alle attività di carattere istituzionale gli allevatori proseguiranno nella richiesta di prodotti e consulenze sempre più dettagliate e multifunzionali. Suggeriamo ai produttori una sola cosa: continuare a lavorare con serietà, consci della responsabilità che hanno nei confronti del cittadino-consumatore. Sapendo anche che l’unica difesa contro chi li attacca in nome della promozione di stili di vita “alternativi” sta in questa evidenza: i prodotti dell’allevamento italiano sono i più apprezzati e anche i più imitati a livello mondiale. Siamo portatori di valori e tradizioni che non possono essere intaccati da falsi miti né da mode passeggere».

 

Che ruolo avrà l’Aia nella prossima Fieragricola?

«La manifestazione scaligera è da sempre vetrina delle eccellenze italiane: Aia e Sistema Allevatori dimostreranno ancora una volta la valenza della zootecnia nazionale e la validità delle innovazioni tecnologiche che poniamo al servizio degli allevatori e della collettività».

 
Fonte: Fieragricola News