16
MAR
2016

Adron, la startup che aiuta gli agricoltori con la tecnologia

La startup è arrivata agli onori delle cronache con il drone Agrodron, realizzato in collaborazione con Italdron. Nel futuro, l’obiettivo è diventare leader dei servizi di precisione per il primario

I droni al servizio dell’agricoltura. È questo l’obiettivo di Adron, una startup specializzata nella progettazione e realizzazione di trattamenti agricoli tramite aeromobili a pilotaggio remoto.

 

Adron e il drone contadino

La startup è diventata famosa in Italia grazie alla collaborazione con l’azienda ravennate Italdron, che ha portato alla realizzazione di Agrodron, il primo drone agricolo prodotto in Italia. L’Apr (aeromobile a pilotaggio remoto), presentato circa un anno fa, può essere utilizzato nella lotta biologica ai parassiti, ad esempio per spargere sui campi di mais delle piccole capsule di cellulosa contenenti le uova di un insetto che contrasta la diffusione della piralide, un lepidottero che può distruggere intere coltivazioni.

 

Serracchiani: “Tecnologia al servizio dell’agricoltura”

La sede dell’azienda è stata di recente visitata dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. “Adron – ha detto – è una startup estremamente significativa per il nostro territorio, un'innovazione tecnologica su cui si fonda un'attività di impresa che fornisce servizi in agricoltura per trattamenti con metodi naturali e selettivi: all'interno della filiera biologica è di certo un sistema che può aiutare la nostra agricoltura”.

Durante la visita, Davide Cuttini, amministratore della società formata da circa dieci giovani professionisti, ha illustrato a Serracchiani genesi dell'azienda, sviluppi, potenzialità e applicazioni, mostrando anche un'esercitazione in campo di un piccolo drone abilitato a sganciare piccole capsule di cellulosa per combattere la piralide del mais.

 

Adron, il futuro: “Diventare leader nell’agricoltura di precisione”

Nel 2014, Adron ha testato i servizi sui primi centinaia di ettari per arrivare al 2015 a 5 mila ettari trattati nell'ambito biologico. Oggi questo sistema è valido per combattere piralide del mais, ragnetto rosso nella soia e distribuire ferormoni e prodotti fogliari. Ma le applicazioni possono essere notevolmente ampliate.

 

“All'inizio abbiamo avuto le nostre difficoltà perché le nostre tecnologie sono molto costose e nel campo della progettazione abbiamo bisogno di figure altamente specializzate da integrare nell'organico dello staff – ha spiegato Cuttini -. Da sei mesi, grazie a un investitore importante come il gruppo Bardelli di Martignacco, siamo riusciti a fare un primo passo importante sulla strada del nostro obiettivo: diventare leader nei servizi di precisione in agricoltura. In questo senso l'interesse della Regione è importante, per capire quali sono gli strumenti adatti per potere incentivare la crescita aziendale”.

 

Fonte: Osservatorio Fieragricola