13
MAG
2017

zootecnia

BOVINO DA CARNE: TENDENZE E DINAMICHE, ISMEA PRESENTA I DATI DEL PRIMO TRIMESTRE 2017

Gli ultimi dati della filiera bovina confermano la persistenza dello stato di crisi, ma offrono ai più ottimisti spunti per apprezzare che  ci si sta avviando ad una stabilizzazione del sistema.

La crisi ha investito il comparto per buona parte del 2016, facendo vittime fra i più deboli: basti guardare i dati dell’Anagrafe Nazionale bovina relativi agli allevamenti aperti e chiusi e si nota che nel triennio il settore ha visto scomparire oltre 6000 aziende, di cui circa un terzo ad orientamento produttivo latte. In realtà il numero complessivo di capi bovini sul territorio nazionale - sempre secondo la stessa fonte - non cambia, rimane sempre superiore ai 5,56 milioni di capi; si tratterebbe quindi più di operazioni di razionalizzazione, tipo “accorpamenti” piuttosto che smantellamento della mandria. Malgrado ciò la chiusura di alcune aziende ha inevitabilmente portato alla macellazione di più bestiame nazionale.

 

Aumentano le macellazioni nazionali

Il primo trimestre del 2017 i prezzi del bestiame bovino hanno mostrato una generale ripresa per vitelloni e vacche; in particolare i prezzi medi dei vitelloni, dopo un 2016 nel complesso deludente, hanno visto i prezzi intraprendere una graduale ripresa a partire dal mese di settembre, che, proseguita anche nei primi tre mesi del 2017, ha portato i prezzi medi di marzo su livelli superiori a quelli dei due precedenti anni. I dati dell’Anagrafe registrano nel mese di febbraio un minor numero di capi maschi con età compresa tra 1 e 2 anni, ed un numero maggiore di capi femmine, pertanto è probabile che l’offerta in questa primavera sia costituita in gran parte da “scottona”. Considerato che mediamente i capi risulterebbero “pronti” nel mese di luglio, dalla scelta dei detentori dipenderà l’evolversi dei prezzi futuri: potrebbero infatti scegliere di ritardare l’immissione di questi capi nei circuiti di macellazione, a settembre, frenando la consueta risalita dei prezzi dopo l’estate, oppure potrebbero anticiparla ai mesi di maggio giugno, appesantendo comunque il mercato di quel momento.

 

Vitelli da macello

Diversa la dinamica per i vitelli, capi giovani macellati entro l’ottavo mese, per i quali dopo un 2016 da ritenersi, in termini di prezzo, discreto, ha visto a partire dal mese di novembre una evidente flessione dei corsi, protrattasi anche per il primo trimestre 2017. Alla base della dinamica una domanda sempre più contenuta, ed in graduale contrazione. 

 

Vacche da macello

Per quanto riguarda i prezzi delle vacche, il 2016 è stato caratterizzato per i primi 10 mesi da prezzi inferiori agli analoghi del 2015, ma anche in questo caso, la ripresa a partire dal mese di novembre e protrattasi nel primo trimestre 2017, ha portato i prezzi di marzo su livelli in linea con il 2015 e superiori al 2016. Per questo prodotto più che per gli altri il mercato subisce l’influenza di quanto in atto negli altri Paesi europei, ed un’accelerazione della riforma delle vacche in Irlanda (nei primi due mesi del 2017 +16%) e nei Paesi Bassi (cui l’UE ha chiesto per il 2017 una riduzione del 9% della mandria), potrebbero influenzare negativamente i prezzi europei, deprimendo così anche i corsi italiani.

 

Vitellone da ingrasso

Nel 2016 i costi di allevamento per il vitellone da ingrasso hanno segnato, per il secondo anno consecutivo, una lieve contrazione, cui hanno contribuito sia i costi per i ristalli che quelli per gli energetici; i costi per i mangimi dopo la contrazione del 2015 si sono mantenuti stabili su fondo cedente, permettendo così un lieve miglioramento del margine di redditività. Nei primi due mesi del 2017 però i costi per i ristalli hanno ricominciato a salire, e dall’evolversi di questi, dipenderà il margine degli operatori nei prossimi mesi.

 

Fonte: Ismea Mercati